I falsi miti sui carburanti alternativi

Il petrolio sta finendo, questo è quello che sentiamo ormai una volta al giorno per spiegare l’aumento dei prezzi della benzina e dei suoi derivati. Per quanto possa sembrare impossibile, le riserve prima o poi finiranno, oppure nel peggiore dei casi diventerà economicamente non vantaggiosa l’estrazione, essendo il petrolio una fonte di energia non rinnovabile. Sempre più ricercatori, infatti stanno cercando di trovare sempre nuove soluzioni, per cercare un combustibile a basso prezzo e impatto ambientale sempre più basso per muovere le nostre automobili.La sfida è tutt’oggi aperta e nessuna tecnologia ha vantaggi predominanti su altre(tranne, secondo me, l’accoppiata fusione nucleare+auto elettriche, ma di questo ne parlerò più avanti), ma tra quelle che colpiscono più l’immaginazione della collettività, sono solo tre, biocarburanti, idrogeno, elettricità, tutte e tre sempre e solo descritte per i loro vantaggi, senza mai però parlare degli svantaggi e degli effetti negativi a lungo termine.
Tra i più famosi combustibili alternativi vi sono i biocarburanti, cioè quei propellenti ottenuti da grano, mais, bietola, canna da zucchero, ecc. L’opinione pubblica e molti politici, si sono subito movimentati per la promozione di questi combustibili, considerando i vantaggi come la rinnovabilità delle risorse, senza considerare però gli enormi svantaggi di essa, come per esempio la non diminuzione dell’effetto serra. Lo svantaggio principale di questa risorsa però è un’altra e la si deve considerare a lungo termine, infatti per la produzione di biocarburanti bisogna togliere immensi terreni di coltura all’alimentazione, o nella peggiore delle ipotesi alle poche foreste che ci rimangono. In Brasile per esempio dove la produzione di biocarburanti è molto florida si sta sconfinando sempre più nella foresta Amazzonica, abbattendo sempre più alberi, della più grande riserva di ossigeno oggi sulla Terra, questa riduzione della nostra riserva di ossigeno unita alla non diminuzione di co2 porterà a conseguenze poco piacevoli. Un altro punto a sfavore è l’efficienza, infatti considerando tutta la produzione agricola degli Stati Uniti, non si riuscirebbe ad alimentare il 20% delle auto presenti negli USA.
Un altro carburante che ha scalfito l’immaginazione di qualcuno è stato l’idrogeno, che più precisamente è soltanto un vettore utilizzato nelle pile al combustibile per la produzione di elettricità. Dalla sua ha il vantaggio di abbattere le emissioni di co2, permettendo alle auto di emettere solo acqua. Poi considerando l’enorme presenza in natura, lo fa diventare immediatamente uno dei carburanti alternativi più apprezzati. Ma ogni medaglia ha due lati, infatti oggi, la produzione di idrogeno avviene soltanto tramite centrali a combustibili fossili, quindi lo svantaggio di utilizzare idrocarburi è soltanto spostato dal consumatore al produttore. Per il futuro infatti si stanno studiando altri mezzi per la produzione dell’idrogeno, ma tutti questi mezzi hanno uno svantaggio iniziale, il dover usare un altro combustibile per la produzione di idrogeno, e come si sa per le leggi della termodinamica l’estrazione di idrogeno dall’acqua non può avvenire a costo zero, quindi tanto vale utilizzare il combustibile primario. L’unico metodo che sembra conveniente da un punto di vista economico ed energetico è quello di usare dei batteri, ma la strada da percorrere è ancora lunga e tutta in salita. Un altro svantaggio non trascurabile è la pericolosità dell’idrogeno, infatti esso se solo viene a contatto con l’ossigeno, nel quale siamo letteralmente immersi, può provocare una violenta esplosione oppure una fiamma invisibile.
L’ultima alternativa che oggi analizzo è l’elettricità, relativamente economica rispetto alle altre, può essere prodotta nei più svariati modi, come per esempio l’uso di energie rinnovabili, che permetteranno in un futuro il possibile abbandono degli idrocarburi. Al momento però i due maggiori svantaggi sono entrambi puramente tecnologici. Il primo è rappresentato dalle batterie utilizzate per l’immagazzinamento dell’energia, infatti nei prototipi odierni, il costo elevato è dovuto soprattutto a questo elemento, rimasto molto indietro rispetto all’avanzamento tecnologico. Le ricerche che si stanno avendo in questo campo, però fanno presagire che nel corso di qualche anno questo punto sarà risolto. Il secondo è invece proprio la produzione della stessa, infatti mentre da un lato abbiamo le energie rinnovabili, dall’altro abbiamo che la maggior parte dell’energia elettrica oggi è prodotta con i combustibili fossili. In un futuro però grazie alle ricerche sulla fusione nucleare, potremo avere energia rinnovabile a basso prezzo. Ma non è tutto finito, infatti la fusione nucleare, a differenza della fissione, come unico tipo di scoria produce l’elio, il gas più inerte e stabile, ma soprattutto non radioattivo presente in natura. Successivamente con l’avvento della fusione nucleare fredda, più precisamente indicata come “reazione nucleare a bassa energia”, l’unico svantaggio della fusione nucleare tradizionale, cioè quello di dover operare a svariati migliaia di gradi kelvin, sarà superato.
Che dire ci aspetteranno scoperte scientifiche straordinarie, non lasciamoci imbambolare dalle storielle che raccontano sul carburante perfetto ed emissioni nulle, perché al momento in natura non esiste, o non è ancora stato scoperto. L’unico che più si presta è l’energia elettrica, ma dobbiamo superare lo scoglio maggiore che è quello della produzione abbattendo l’inquinamento e l’utilizzo di combustibili fossili.
Fino a quel momento l’unica cosa che possiamo fare per aiutare il nostro pianeta è consumare di meno, essere più energeticamente efficienti, sia nella costruzione, che nel mantenimento delle abitazioni e delle città. I primi passi da fare sono quelli di utilizzare il meno possibili il riscaldamento e i condizionatori, se fa caldo vestiamoci leggeri, se fa freddo infiliamoci un maglione. Passo due sostituiamo tutte le lampadine di casa con quelle a risparmio energetico e spegniamo ogni apparecchio non utilizzato. Passo tre utilizziamo il meno possibile le automobili, andare al bar sotto casa a piedi o in bicicletta farà bene all’ambiente, ma soprattutto a noi.


